
Possiamo formulare ragionevoli supposizioni per quanto riguarda la natura dei “desideri” rimossi di Plutone, Freud che aveva l’Ascendente in Scorpione li definì molto bene nel suo concetto di Es. Si tratta di desideri troppo violenti, troppo vendicativi, troppo sanguinari, troppo primitivi e troppo impulsivi perché l’individuo medio possa sentirsi a suo agio o sicuro nel momento in cui essi affiorano. Insieme ai desideri possiamo includere i ricordi, le esperienze di grande intensità emotiva che sono state dimenticate insieme ai relativi oggetti. Così ampi stralci dell’infanzia cadono sotto le forbici del censore: quegli stralci che rivelano il volto selvaggio del giovane animale che lotta per l’autogratificazione e la sopravvivenza.
Insieme al veleno possono essere oggetto di rimozione anche alcuni potenziali, per timore che il fatto d’invocare gli uni possa far scatenare l’altro.
Il bambino che subisce la collera possessiva della madre o la gelida indifferenza del padre ogni volta che si mette a giocare con la plastilina o con le matite, e commette l’oltraggio d’isolarsi entro la propria psiche individuale, una volta cresciuto diventerà l’adulto niente affatto “creativo” che per qualche insospettabile motivo, non riesce neppure a tentare di mettere la matita sul foglio di carta, e quindi vive nella grigia penombra di una vita priva di espressività e di vivacità, provando invidia verso tutti coloro che riescono a esprimersi meglio, invece di risicare di richiamare alla mente il prezzo pagato per quei tentativi iniziali di creatività.
Il bambino che attira su di sé la gelosia dei genitori per il fatto di essere troppo bravo, troppo bello, troppo tutto diventerà un adulto capace di sabotarsi ogni volta che sarà “minacciato” dal successo nella vita, e questo per non rischiare una fortemente disagevole competizione con i genitori, senza cui il sostegno egli non sa vivere.
L’oblio, l’indifferenziato, sono cose che l’individuo non desidera turbare, anche se ciò comporta il dover sacrificare l’incipiente nascere e il successivo svilupparsi di un talento. Ciò è meglio e più facile che non l’affrontare il risentimento dei propri genitori, dei propri familiari e di se stesso. Più tardi spesso sotti i transiti e le progressioni di Plutone, ricorderemo ciò che abbiamo dimenticato: la paura, la sofferenza, il desiderio e la rabbia. Allora è richiesto un ritorno, allo stesso luogo, attraverso la stessa depressione, lo stesso dolore, lo stesso disprezzo di sé. Ma il viaggio successivo è una spirale invece che un cerchio, perché è il bambino insito nell’adulto a ricordare: e l’adulto può forse aiutare il bambino a sostenere e controllare la sofferenza.
Plutone dunque governa ciò che non può o non vuole cambiare.
Questo è un problema particolarmente spinoso nell’epoca delle autoterapie e della convinzione sempre più radicata di poter trasformare se stessi in qualcosa di diverso, purché ci siano date le giuste feniche, i giusti libri,o i giusti leader spirituali.
L’umiltà di fronte agli dèi è una virtù antica, sostenuta non solo dalla Bibbia ma anche dai Greci. “Nulla in eccesso” – neppure in materia di autoperfezione – era inciso sul frontone del tempo di Apollo a Delfi, insieme a “conosci te stesso”. Erano queste le prerogative principali che ci dèi chiedevano agli uomini. Ma si tratta proprio dell’argomento con cui Plutone ci costringe a confrontarci. E’ ironico e paradossale il fatto che la sincera accettazione di ciò che non può essere modificato sia spesso una delle chiavi per un vero e profondo cambiamento nella psiche. Ma questo piccolo spunto di ironia, certamente non appare comprensibile in nessun’altra scuola se non quella degli eventi della vita.
Per questo rimane un segreto: non perché nessuno lo svelerà, bensì perché nessuno ci crederà, a meno che non sia sopravvissuto all’evento negativo.
Così Plutone, come simbolo del destino capace di ricompensare, governa il luogo in cui la volontà non giova più. Terapie, meditazioni, diete e incontri qui non servono; e la decisione non consiste più se agire bene o agire male, bensì nello scegliere se sacrificare il braccio destro o il braccio sinistro.
Queste tematiche della legge naturale e del trasgredite i propri limiti imposti dal destino potrebbero riempire , come infatti è avvenuto, interi volumi di drammi , di poesia e di teatro, per non parlare di filosofia. A quanto pare, non creature umane, curiose come siamo, ci siamo sempre preoccupati della difficile domanda inerente il nostro ruolo nel cosmo: siamo predestinati, oppure siamo liberi? Oppure siamo predestinati a mettere alla prova la nostra libertà e non riuscirci?
E’ meglio, come Edipo o come Prometeo, forzare al massimo dei limiti cui siamo capaci, anche se ciò evoca una conclusione tragica, oppure è più saggio vivere con moderazione, prostrarsi con umiltà di fronte agli dèi, e morire tranquillamente nel proprio letto senza mai aver assaporato né la gloria né il terrore della imperdonabile trasgressione?
Piccolo estratto dal capolavoro di Liz Greene “Il rapporto tra fato, transiti e tema natale” edizioni Armenia
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