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Diario Astrologico: 18 novembre 2014

Dopo giorni che continuo a scrivere post su NETTUNO e CHIRONE in Pesci che ci vogliono portare in questa “benedetta” zona del cuore (!!)… a costo di sembrare troppo new age ho proseguito a scavare nel significato profondo di questo lunghissimo transito e non trovando più le parole per esprimere tutto ciò che infatti è INESPRIMIBILE, questa notte mi sono messa a leggere questo libro ” Uno psicologo nei lager” di Karl E. Frankl.
Uno potrebbe benissimo dirmi, certo che sei proprio masochista ad andare a ripescare ancora tutto questo, non se ne è già parlato abbastanza?… Si può essere (anche se non è mai abbastanza, mai) ma ho sentito che DOVEVO ASSOLUTAMENTE spostarmi dal mio masochismo personale, e dal piccolo orticello di dolori che ognuno, poco più o poco meno, coltiva fedelmente come se il suo dolore fosse il più terribile e incomprensibile di tutti, per poter accogliere me stessa, ho dovuto spostarmi ALTROVE.
Lontano da me e dal mio universo circoscritto. Spostandomi, forse poi non così lontano, ho ritrovato il CENTRO. Il famoso CUORE. Perchè la sofferenza umana non è qualcosa di cui ognuno di noi fa parte anche se la rifugge continuamente perchè non appartiene a lui ma magari a qualcun altro? E quel qualcun altro è così’ lontano da noi?
L’energia Pesci non ha confini dell’ego separati e là vuole condurci, per eliminare ogni nostra “illusoria” separazione”.
Non è forse l’energia che cerca di infonderci questo transto di ben due pianeti molto importanti nei Pesci, segno che spesso, che con questa sua empatia come dono e “sciagura”, si dimentica spesso di se stesso in nome degli altri?
Certo, quando è troppo si perde e sacrifica se stesso, ricadendo egli stesso in ritorsioni da vittima e poi carnefice ed è questa la sua paura più grande. Ma quando finalmente riesce a fare il salto dei due opposti e non teme più la sua paura più grande che è IL PERDERSI e quando riesce invece a fluire con se stesso negli altri, tramite il suo SENTIRE, non può essere che lui possa davvero essere INFINITO?
E se questa sua paura di perdersi e infine DISGREGARSI, non fosse altro che il suo desiderio più profondo, più inenarrabile, quello che cerca ogni volta di ripetere per varia vie, dai fumi dell’alcoll che dissolvono i confini, alla fusione artistica, all’amore come dono di sè, e tutto questo non ha poi lo stesso unico obbiettivo? e cioè quello di TRASCENDERE SE STESSO per arrivare a qualcosa di più immensamente grande del suo piccolo IO definito e separato?

Sono così andata dove davvero c’è stato il dolore con la D maiuscola e andare a vedere cos’è successo, e più volte ero andata in questi luoghi estremi in cui il filo della sopravvivenza e quello della follia si mischiano. I miei molti valori Pescini e Nettuniani nel tema mi ci portano, volente o nolente. E allora spesso l’ho scleto di andare a vedere cosa c’è nei reparti psichiatrici, nei luoghi dove i barboni e le persone senza tetto vengono accolte, negli ospedali. In quei luoghi in cui il confine non c’è più tra la normalità e il disgregarsi.
Ecco, forse è lì che la Casa 12, e i due enormi pianeti in PESCI ci vogliono traghettare; non nel senso letterale, non dobbiamo andare materialmente e fisicamente lì, ma allargarci come fossimo un cielo, espanderci come mare, per non stare solo nel nostro piccolo orto, ma VEDERE ALTROVE. L’altrove che ognuno può trovare proprio dove non credeva.
Riporto qui questa citazione dal libro che stanotte mi ha davvero commossa, perchè è proprio nel luogo dove regnava più sofferenza, che lo spirito ha potuto allargarsi e capire per la prima volta cos’è l’amore.

” Mentre inciampiamo per chilometri, guardiamo la neve o scivoliamo su lastre ghiacciate, sempre sorreggendoci a vicenda, aiutandoci gli uni gli altri e trascinandoci avanti, nessuno parla più. Di tanto in tanto guardo il cielo, dove impallidiscono le stelle, o là, dove comincia l’alba, dietro una scura cortina di nubi, ma il mio spirito è ora tutto preso dalla figura che si racchiude nella mia fantasia straordinariamente accesa, e della quale NON HO MAI AVUTO SENTORE PRIMA, nella vita normale.
D’un tratto un pensiero mi fa sussultare: per la prima volta nella mia vita, provo la verità che per molti pensatori è stato il culmine della saggezza, di ciò che molti poeti hanno cantato; sperimentato in me che L’AMORE è IL PUNTO FINALE, IL PIù ALTO, al quale l’essere umano possa innalzarsi.

Comprendo ora il senso del segreto più sublime che la poesia, il pensiero umano ed anche la fede possono offrire, la salvezza delle creature attraverso l’amore e nell’amore. Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente a questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema – sia pure per qualche attimo – nella CONTEMPLAZIONE INTERIORE DELL’ESSERE AMATO.

Nella situazione esterna più misera che si possa immaginare, nella condizione di non potersi esprimere attraverso l’azione, quando la SOLA COSA che si possa fare è sopportare il dolore con dirittura, sopportarlo a testa alta, ebbene, anche allora, l’uomo PUò REALIZZARSI IN UNA CONTEMPLAZIONE AMOROSA, NELLA CONTEMPLAZIONE SPIRITUALE DELLA PERSONA AMATA, CHE PORTA IN Sè.

Per la prima volta nella vita, sono in grado di capire ciò che si intende, quando si dice: gli angeli sono beati nell’infinita, amorevole contemplazione di uno splendore infinito… ”
(Viktor E. Frankl, ‘Uno psicologo nei lager’)

quadro: Peter Weiss ” Parade”

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