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LA STORIA DELLA BAMBINA CHE VOLEVA ESSERE RAPITA DA UN BARBONE

Autobiografia Astrologica: La ricerca di Casa – tema ricorrente della mia vita, in cui le radici sono più volte mancate. IV Casa in Pesci (Marte in Pesci quadrato a Nettuno in 1 Casa)..  valori femminili Terra  – Acqua che hanno cercato a lungo un luogo – il luogo dove radicarsi. Saturno in Cancro opposto alla Luna in Capricorno, Asse 2 – 8 Casa, Sole in Toro, aspetti con grande desiderio di contenimento e sicurezze che hanno navigato a lungo nel mare dell’incertezza e della ricerca di appartenenza. Qui un piccolo monologo teatrale che scrissi tanto tempo fa… 

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LA STORIA DELLA BAMBINA CHE VOLEVA ESSERE RAPITA DA UN BARBONE

“ E.T .. T-E-L-E-F-O-N-O C-A-S-A …. T-E-L-E-F-O-N-O C-A-S-A” .
Se ci penso bene sento ancora la sua voce rallentata nelle orecchie. Quand’ero piccola è stata la prima volta che ho pianto al cinema. Non me ne ero neanche accorta per la verità, quando accanto a me una mia amica chiassosa e fracassano, che si era anche mezza addormentata masticando caramelle gommose con il rigagnolo di saliva dalla sua bocca al velluto della poltroncina, me lo fece notare “Ma come piangi???! Ma noooooo sei una piagnona!!!!”.

Mi aveva fatto vergognare come se chissà cos’avessi combinato di male.

Io che non piangevo mai, beccata a piangere nella sala buia del cinema, da una che si era pure addormentata durante il film! Ma come si fa ad addormentarsi seguendo ET?? Vuol dire proprio non aver capito niente.
Io invece E.T l’avevo capito benissimo e piangevo perché lui non aveva casa e voleva tornare al suo pianeta e nessuno riusciva a farlo tornare lassù.
Cercavo anch’io forse il mio pianeta e una casa anche se ce l’avevo.

La cercavo da sempre. Forse passiamo una vita intera a cercare di tornare a casa e a sentirci invece degli alieni come ET.

Una casa: qualunque essa sia.

La casa che pensiamo di aver abbandonato nell’infanzia, la casa che avremmo voluto nella nostra fantasia, la casa che ci faccia stare al sicuro per sempre. Perché questa è la casa per me. Non solo un tetto, o quattro mura, la casa è il nido in cui rifugiarci quando abbiamo paura. La casa ha il compito immenso di proteggerci da tutti i pericoli.
Le prime case me le sono costruite sotto i tavoli.

Avrò neanche cinque anni e componevo dei piccoli rifugi anti-atomici in angoli più o meno angusti della casa mettendo cuscini per terra impilati a piramide che mi ostinavo a voler far star in equilibrio perfetto, enormi drappi e foulard colorati che scendevano fino a terra facendo l’effetto tenda turca fissati ai bordi del tavolo con libri e enciclopedie delle più pesanti, entrate e uscite di sicurezza in mezzo alle quali passavo solo io strisciando per terra e con abilità da vera equilibrista e guerrigliera da percorso ad ostacoli, per non far crollare i libri, e un’altra unica presenza a cui era concessa la visita nella mia CASA: la gatta Pippa.
Avevamo una gatta molto grassa e abbastanza scontrosa raccolta da mia madre qualche mese prima che io nascessi in un cassonetto delle immondizie, era rimasta poco cordiale da quel suo trauma iniziale, così mi spiegava sempre mia mamma, era stata abbandonata e noi l’avevamo adottata. Era per me una sorella e una compagna fedele essendo io figlia unica, era stata l’oggetto fin da sempre di esperimenti di ogni tipo. Quando Pippa faceva la cucciolate, tanti mini gattini con gli occhietti chiusi che passavano la giornata a ciucciare il latte dalle sue mammelle, io cercavo di trasferire tutta l’allegra famigliola nel mio bunker anti-atomico bello e pieno di colori cuscini e comodità. Non mi capacitavo, come poi mano a mano, Pippa, afferrando ad uno ad uno i suoi figlioli per la collottola del collo, se li riportasse nella sua tristissima cesta di paglia mezza rovinata nell’angolo della cucina. Arrivando da un cassonetto, quella gattona diffidente e solitaria, avrebbe dovuto apprezzare la casa nuova che io via via m’impegnavo a costruire, ed essendo io ostinata e caparbia come un mulo e assolutamente orgogliosa e fiera delle mie creazioni abitative, provavo ogni tipo di attrattiva per farla rimanere lì con me.

La mia casa era assolutamente perfetta e più bella di dove lei si nascondeva con i suoi piccoli.

Lei stava in una stamberga da due lire ed io le offrivo un cinque stelle extra lusso! Portavo la sua ciotola del latte, creavo con cuscini di varie dimensioni in equilibrio perfetto i divisori per la sua zona e la mia, mettevo i suoi giochi preferiti la pallina e il topolino finto, ma nulla! Pippa non sentiva la necessità di crearsi una nuova casa come me ed E.T, era molto triste ammetterlo, ma era la realtà dei fatti. Abbandon
Iniziammo poi i traslochi veri e propri. Cambiai circa tre case prima di compiere 10anni, fino ai 18 anni altre ancora. I miei genitori erano come degli zingari nomadi che a loro volta stavano cercando il loro pianeta disperso come E.T, solo che non lo sapevano.

Io li osservavo e lo sapevo ma non potevo dirglielo.

Ero in missione sulla terra a osservare i comportamenti umani e tenevo resoconti segreti che potevo svelare solo a Pippa nel nostro bunker anti-atomico. Osservavo il loro amore che era così grande che non ci stava più nelle case che di volta in volta trovavamo. Mio padre appena trasferito a Milano dopo anni di lavoro a New York negli anni 70′, ancora non se ne faceva una ragione, mia madre, che arrivava dalla piccola provincia veneta fatta di gondolette e gite nei colli con le gonne scampanate, in una grande città come Milano proprio non si trovava.

Esplosero presto.
Un giorno l’amore insieme ai loro sogni grandi, in casa non ci entrò più e rimase chiuso fuori dalla porta. Io non lo volli vedere né sapere e creai una delle mie case più belle dentro gli scatoloni dei traslochi, perché lì, nella mia scatola di cartone con i cuscini colorati, l’amore sarebbe rimasto per sempre.
Fu lì e solo lì che iniziai a sognare di essere rapita da un barbone.

Camminavo tenendo per mano la mamma un giorno che mi accompagnava a scuola, lei trasognata con la testa tra le nuvole o nelle sue gondolette di Venezia ed io piccola E.T a cercare la mia patria perduta tra le galassie e chiedermi quando fosse finita la mia missione sulla terra perché cominciavo a non trovarne più il senso e fu lì che dal mio pianeta mi mandarono la risposta. Eccomi di fronte a me ergersi una cosa che mai avevo visto prima d’ora: un enorme casa-bunker-antiatomico composto da più scatole di cartone grandissime messe insieme una dentro l’altro più un carrello del supermercato, un ombrellone da spiaggia da cui pendevano fissati con le mollette vestiti e sciarpe di più colori, due cani con una scatola a testa e una ciotola molto grande con tante monete e un uomo con barba lunghissima, seduto al centro del suo regno della sua casa tutta per lui completamente all’aria aperta sul marciapiede!
In quel momento sentii una sorta di calore partirmi dal cuore e irradiarmi fino alle mani che avrebbero voluto saltare lì dentro, saltare al collo di quell’uomo in mezzo ai suoi cartoni, perché finalmente non ero più sola, non eravamo più solo io e Pippa a creare le nostre mini case di cartone sotto i tavoli e nel soggiorno, ma c’era qualcun altro, qualcuno di molto più specializzato di noi che era riuscito a crearne una ancora più grande e stare lì anche coi anche con i suoi animali! Due cani mi guardavano negli occhi mentre prendevano il sole accanto a lui.
Ora non sognavo più Babbo Natale con la sua barba bianca che porta i regali sulla sua slitta, ma lui, solo lui!!!

Di essere rapita da questo uomo buono e insieme poter creare la nostra perfetta meravigliosa casa di cartone.

Costruirla nel mondo, nelle strade, ovunque con tanta aria che avrebbe circolato e tanto spazio intorno, così tanto spazio che l’amore adesso avrebbe trovato posto finalmente, non avrebbe più avuto bisogno di porte strette per entrare e per i sogni grandi ora ci sarebbe stato tutto il cielo sopra di noi a farceli stare e ci sarebbe stato posto anche per tutti i micini di Pippa e tanti altri animali, tanti, tanti.
Purtroppo non rividi più il mio barbone i giorni successivi, il marciapiede era tornato grigio e vuoto, e mamma mi disse che col suo carrello e i suoi cani senz’altro si era spostato in un posto più caldo che a Milano d’inverno fa freddo, ma io invece pensai che lui stava nascosto da qualche parte, per non farsi vedere da nessuno e potermi rapire finalmente, perché aveva letto nel mio pensiero e nel mio cuore mentre lo guardavo e con tutta la forza che avevo gli avevo bisbigliato “E.T …TELEFONO CASA… Chiunque tu sia portami via con te”.

 

Anna Elisa

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4 risposte

    1. Ciao Silvia, sono del 1975. 30 aprile. Nettuno in Sagittario per l’appunto quadrato a Marte in Pesci.☆☆☆

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