SOLSTIZIO D’INVERNO 2025

Le donne molto “femmine” non sono state mai il mio stile. Fin da bambina ero circondata da parenti alla lontana – zie cugine rumorose e estroverse – dalla parte di mio padre che “apparivano”molto. Grandi capelli, grandi orecchini, grandi abiti luccicanti, grandi seni. Io che già allora non amavo molto essere notata, le osservavo come dei lampadari, bellissimi e stranissimi ai miei occhi, ma così lontani…. non avevo del tutto capito che un giorno sarei cresciuta pure io.

Da più grande (in un Edipo mai del tutto risolto e portato in tutte le mie analisi), ho cominciato a capire che mio padre amava quel genere di “donne/femmine”, forse ne veniva rassicurato, le guardava come ad una festa. Amava che ci si dovesse truccare, agghindare, fare una serie di capovolte e di capricci strani per ottenere quello che si voleva, ridere ad alta voce, spostarsi i capelli con le mani e luccicare con qualcosa di vistoso che pendeva dal collo o dalle orecchie. Qualche volte da ragazzina quando mi vedeva uscire con un paio di jeans una maglietta, i capelli spettinati mi chiedeva ingenuamente “Ma non ti devi ancora preparare? Esci così?”.

Per anni mi sono sentita invisibile a lui e tutti gli altri.

Uno sguardo che non vede la tua autenticità, ti porta a credere di non esistere, di avere qualcosa che non va.

Ci sono “donne/femmine” che sono così di natura, senza finzioni e senza sforzo e sono meravigliose; ma io non lo ero. Hanno corpi con grandi e ampi movimenti del bacino intorno cui ruota tutto il mondo. Quelle che sono così – perché lo sono da dentro – non sono lampadari faticosamente attaccati al soffitto, ma sono delle ninfee delicate sull’acqua. Quelle donne le ho sempre guardate con meraviglia – sapevo che non sarei mai stata come loro – anche quando a vent’anni, nel pieno della mia gioventù, sembravo accanto a loro una piccola bambina.

Capisco ora che essere fedeli a ciò che si è dentro, e ciò che il nostro corpo/materia esprime fuori, è la cosa più difficile del mondo, perché i nostri occhi guardano sempre al di fuori di sé e se non ci siamo sentiti riconosciuti per ciò che eravamo davvero – e di quell’amore da piccoli necessitavamo – diventa difficile da grandi non ripetere per un po’ il “Sono come tu mi vuoi” e non sono come io mi sento di essere, ma SEI TU CHE NON MI VEDI.

Solo ora posso sorridere mentre ancora mi preparo in 5 minuti con un filo di rimmel (quando va bene) i capelli tirati su alla rinfusa, e pensare che va bene così. Amo le mie collanine etniche, i miei colori, il mio stile che combacia con ciò che sono dentro, il mio grande amore per l’Oriente e per i sorrisi di certe donne che ho visto solo laggiù che anche con uno straccio addosso avevano gli occhi che ti bucavano il cuore…. e penso che in questo giorno che celebra il ritorno della luce – Solstizio d’inverno – riconoscere la propria luce interiore e portarla nella materia onestamente sia la cosa più bella che possiamo fare.

Iniziamo a essere integre e integri – questo messaggio parla alle donne ma non solo – se davvero questo mondo dovrà cambiare ed essere pioniere di una nuova Era, davvero ancora vogliamo stare dietro a target non nostri? Davvero in questo mondo in declino che dà più importanza al corpo che all’Anima, siamo qui ancora a lottare con abiti che non ci stanno bene?

Buona luce a tutti voi, che ci scaldi da dentro. Che ci porti pace davvero, perché la guerra fuori possa divenire solo uno specchio in cui non vogliamo più rifletterci.

Anna Elisa

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