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Diario Astrologico.

Marzo mi ha sempre colto di sorpresa, ma non quest’anno. Questo strano anno in cui il tempo pare essersi fermato a un’attesa che ci immobilizza tutti. E non è servito anche per me proseguire come niente fosse – rimanendo calma con la testa ben ancorata sulle spalle come sempre – l’ansia non mi è mai appartenuta, ma la tristezza si e in qualche modo, l’aria ne è intrisa là fuori.
Anche volendo far finta di nulla, anche chiudendo le orecchie e gli occhi ai telegiornali.

Il silenzio delle strade di Milano in questi giorni a tratti non mi dispiace, si sentono i bambini giocare la mattina, e le persone sono poche e leggere come fantasmi che si nascondono.
In questi anni a Milano dopo l’Expo, avevo rimpianto una città più intima e meno sulla cresta dell’onda, ma non pensavo accadesse così di colpo e soprattutto non credevo terminasse così bruscamente l’Era, se così si può dire, “dell’Abbondanza”. Milano, e a sto punto mi viene da dire – l’Italia tutta – sul turismo e i rapporti commerciali con l’estero ci ha contato fino a ieri, ma temo che molte cose cambieranno.

Insomma .. tutto questo per dire, nei miei pensieri prima di dormire, che ricordavo un primo marzo di tanti anni fa, quando ancora in un età indefinita attorno ai trent’anni, tornavo a casa all’alba con il mio amato motorino dopo una delle mie notti ai confini con l’inverno e respiravo – e ne ho così nitido e forte l’odore – il risveglio di una città addormentata, e il finire di un’elettrizzante notte in cui avevo amato, gioito, vibrato e in cui mi ero resa conto forse per la prima volta, del finire dell’inverno. Piccole gioie di frazioni di secondo che vivo nel mio petto nei tragitti di strade famigliari e spoglie come lo possono essere solo a certe ore della notte o della prima mattina.

E quel primo marzo di allora … sul mio calendario interiore l’ho scolpito per bene, perché era stata una sorpresa così bella accorgersene con emozione nell’aria profumata e nel vento diverso, nei ricami di luce leggeri del cielo, come un gioco a rimpiattino, alle spalle e di soprassalto, assonnata e stanca, mi aveva bussato il tempo che scorre e mi aveva sorriso – e al contrario di ora, non mi aveva per nulla spaventata.

È strano ricordarlo adesso, erano anni quelli, in cui niente era stabile nella mia vita, proprio come la mia guida precaria sul vecchio e fedele motorino, forse vagamente ubriaca in quell’alba incerta, – eppure, nonostante tutto, marzo allora non l’avevo mancato.

Anna Elisa Albanese

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