UNA MADRE

AUTOBIOGRAFIA ASTROLOGICA

Ci ho creduto. Quando mostrava quell’arroganza strafottente verso la vita mediocre delle persone normali, quando teneva banco con ironia e scaltrezza mentre dipingeva su una immensa tavolozza di colori, quando sbandierava le sue scelte alternative di indipendenza e vita libera. Ci ho creduto.
Ho creduto a mia madre. 

Ho creduto fosse vero. 

Ero solo una bambina e non potevo capire che dietro tutta questa immagine scintillante si nascondesse la più grande voragine di menzogna e fragilità. Menzogna a se stessa per prima, e agli altri di conseguenza. Menzogna a me, l’unica che aveva l’onore e la condanna di vederla quando tutto il resto del mondo si sottraeva e la lasciava sola nel buio. 

Io ero la sua pila. L’unica che poteva avvicinarsi con la mia piccola luce e vederla da molto vicino, quando tutta la folla si ritraeva, i giochi erano finiti e coriandoli in aria non ce n’erano più. Ho iniziato a vederla così da vicino fin da piccina, un gatto selvatico che graffia se ti avvicini, un gatto iridescente che ti seduce se stai più lontano – Eccola la grande massa informe che chiamiamo Ombra – Mia madre ogni volta me la mostrava nell’incoerenza tra i fatti e le parole dette a gran voce, nelle sue presunte scelte assolute sbandierate con affascinane superiorità, fiere e sicure e subito dopo contraddette e rinnegate. 

Non mi ha mai perdonato di averla vista per davvero. Il mio sguardo veniva cercato e respinto con la stessa inesauribile forza.

Era chiaro che mia madre, una persona che si voleva stagliare in ogni istante al di sopra di tutti – (per nascondere quella voragine oscura che io avevo scorto), venisse poi ogni volta lasciata sola dal resto del mondo.

Il suo destino è stato disseminato dai passi appartentemente accidentali compiuti giorno dopo giorno credendo di poter fare e disfare tutto a suo piacimento e che tutto ogni volta potesse ricomporsi dopo averlo distrutto.

Ho cominciato a capire lì, negli anni della mia infanzia, da quelle vette siderali che cavalcavo insieme a lei come montagne russe emotive, che siamo strani come esseri; ci può essere una distanza incolmabile tra quello che diciamo di essere e quello che in realtà siamo. Forse veniamo qui, vita dopo vita, a cercare di rimetterci insieme, tutti interi, i pezzi della nostra Anima da rincollare che vagano lontani gli uni dagli altri e che il mondo fuori ci restituisce con le sue forme per farci comprendere.

 Ho visto in età prematura quello che ora sbandierano ai quattro venti come narcisismo o personalità evitante e allo stesso tempo dipendente dallo specchio degli altri: mia madre. Mia madre accanto a me e con me e avrebbe dovuto proteggermi dal mondo, invece mi chiedeva di essere la sua roccia salda e il suo specchio – attivo h24 – Ci ho messo tutta la mia esistenza a cercare di lasciare andare la sua mano. La mia mano che sosteneva la sua con tutta l’arroganza e il terrore infantile, che se solo l’avessi lasciata andare, l’avrei persa per sempre.

Avevo bisogno di lei per sopravvivere. 

Ero così elettrizzata e gasata a mia volta quando toccava il cielo con un dito in preda a stati maniacali di esaltazione provvisoria, un nuovo amore, una nuova casa, un dipinto, un viaggio, un progetto grandioso … e la raccoglievo dal suolo quando tutto si frantumava ogni santa volta e strisciava per terra senza più una motivazione collassato, imploso, per il suo stesso eccesso. Le restituivo forma e valore quando le sue ali si bruciavano, imparando da subito a divenire lenitivo e formula magica per farla tornare “in vita”. 

Avevo sei, sette, otto anni quando la vedevo circondarsi da colleghe al lavoro che innalzava al cielo e poi subito dopo calpestava delusa. Figure che entravano improvvisamente nella nostra vita come meteore, e poi crollavano perché mi raccontava – ogni fottuta volta come fosse la prima – di quanto fossero delusive, cattive, ingrate o altre cose terribili che parevano annientarla.
Avevo quanto? Sei, sette, otto anni, e ci ho creduto. Le credevo incondizionatamente. 

Era mia madre.

Le credevo nuovamente all’ennesimo cambio di casa, alle separazioni e riconciliazioni, agli inizi e gli amori lasciati, ai soldi finiti in banca e quelli sperperati, e al fatto che – come sempre – lei avrebbe ricominciato da capo perché il mondo non l’aveva capita ancora, ma lo avrebbe fatto. Un giorno senz’altro sarebbe accaduto. Un giorno avrebbe smesso di scappare da se stessa e nascondersi in un altro luogo estraneo. 

Per un attimo ho creduto fosse vero.

Invece la realtà è che non capiterà mai più; io sono diventata grande e ho visto la realtà. Lei invece è rimasta la stessa. Non è mai cresciuta e lo specchio del suo sguardo l’ha sempre incredibilmente evitato. L’esperienza della vita e dei fallimenti su di lei sono passati come olio sull’acqua, senza essere assorbita, ma solo scivolata via. Passata accanto. Rimbalzata. Evitata. Lei estranea a se stessa e al mondo, sradicata a ogni appartenenza e in cerca di un palcoscenico che la possa colmare e placare è la stessa di quando avevo cinque anni. Di quando ne avevo dieci. Di quando ne avevo trenta – ma il meccanismo ora si è inceppato – Non è più facile come quando da giovane ricominciava tutto da capo… – la mia esile mano non basta più – le mie batterie si sono scaricate, né io sono più in grado di ricaricarle.

E così quella pila ormai fioca che la illuminava, tenuta insieme dal mio sguardo amorevole, ormai non regge nemmeno più l’ombra di un pallido sorriso.

Scopri dopo quando sei grande, che quello che tutti gli altri vedranno e hanno visto di tua madre, non sarà mai grande come quello che hai visto tu. Le persone che sono passate e non hanno retto, le persone che sono passate e hanno potuto lasciarla. Quelle che ha lasciato lei. Loro hanno solo intravisto, alcuni nemmeno tanto, quello che si nasconde dietro questa enorme costruzione di personalità – la stessa che questi anni senti raccontare continuamente dalle persone che si innamorano di questi personaggi “narcisisti” e si impegolano in “relazioni tossiche” – questa narcisista è stata la prima personalità che ti ha sedotto come la luce per una falena e che hai amato più di te stessa. 

Avrei donato la mia Anima in cambio alla sua pur di poterla salvare dal suo dolore sordo senza rimedio. E proprio perchè sordo e inconsapevole senza nessuna evoluzione. Ci ho messo tanto prima di capire che nessuno salva nessun altro.

La cosa più difficile è vedere mia madre annegare ancora, ancora e ancora senza poter essere più il suo salvagente, di tutte le sofferenze, questa è la più profonda; più ancora del lutto di non aver mai conosciuto davvero la sensazione – immagino bellissima – del poter atterrare da qualche parte così come sono. Tutta intera in un grande mare che ti accoglie e ti ama senza chiederti in cambio nulla se non di essere ciò che sei.

Anna Elisa Albanese

Io e mia madre

BREVI CONSIDERAZIONI ASTROLOGICHE

Tema del potere: 

  • Aspetto luna/Plutone 

L’aspetto dinamico con la Luna è molto più complesso da affrontare, richiede tempo perché possa essere portato alla luce perché parla di dinamiche inconsce molto profonde e spesso coercitive e rimosse. Plutone ci parla di contenuti psichici che si legano in maniere molto forte alla figura materna che viene avvertita come fonte di vita ma anche possibile fonte di “morte”. Qualcuno da cui ci debba difendere, invece di sentirsi protetti. 

Se la Luna è associata al nostro primario principio di nutrimento e vita, amore, a cui si legano tutti i nostri bisogni emotivi e di conseguenza le paure più profonde, l’aspetto con Plutone ci fa tuffare immediatamente nell’ombra del materno che ha un potere enorme – quasi percepito come maligno – su di noi. Una forza distruttiva da cui ci sentiamo “schiacciati”, legata alla luna/madre. Qui vita e morte sono intessuti e ogni qualvolta il bisogno di unione e di amore si attiva in noi, allo stesso tempo si muove anche l’aspetto con Plutone, il bisogno diviene angoscia paura di perdere se stessi, e lavora in maniera ambivalente insieme alla paura di essere sopraffatti, in qualche modo “mangiati” dalle forze che si sentono giungere dal materno. 

Spesso con questo aspetto possono esserci state delle madri che hanno attraversato delle depressioni, delle fasi difficili della propria vita e nello stesso tempo avevano una nuova vita/creatura di cui doversi occupare. Il bimbo come una spugna emotiva riesce a sentire anche ciò che la madre si nega, fiuta le sue stesse angosce e le fa sue, coì tanto che la linea sottile che separa creazione da distruzione, diventa un legame in cui il figlio/a si sente impossibilitato ad andarsene, anche perché la sopravvivenza è legata lei madre/mondo – Il potere emotivo che il bambino sente non è dichiarato dalla madre, spesse volte anche inconsapevole. La manipolazione sul più fragile e bisognoso è sottile e non facilmente interscambiabile nei ruoli anche da adulti, se non portata alla luce attraverso una profonda analisi, per non ripetere lo stesso meccanismo nelle generazioni future e nelle relazioni in cui poi si rischia di ripetere lo stesso meccanismo di manipolazione emotiva. Plutone qui richiederebbe lunghi approfondimenti rimando a un articolo su Plutone: clicca qui.

Tema dell’Autonomia emotiva:

  • Aspetti dinamici Luna/Saturno

Qui il principio Lunare di accoglienza e morbidezza, continuità, nutrimento e infanzia, va a incontrare il principio di autorità/freddezza/autonomia e adultità di Saturno. A livello evolutivo l’aspetto Luna/Saturno invita a sviluppare – una volta cresciuti –  il tema dell’indipendenza affettiva, anche se da piccini, corrisponde a una primaria ferita “da rifiuto” sul non essersi sentiti supportati e sostenuti emotivamente dal primo “contenitore/madre”. Essendo mancato questo sostegno da parte dell’adulto, Saturno interviene come meccanismo difensivo creando una barriera – come fosse un gesso a un braccio rotto – alle emozioni scomode e dolorose bloccando come in una diga ciò che esondando potrebbe distruggere un’identità ancora fragile. 

Da adulti bisognerà scongelare, accogliere e “fare da madre” a quei i bisogni “rimossi” del nostro bambino interiore, che spesse volte sono rimasti allo stato originario, forti e dirompenti proprio perché mai contattati e accompagnati nel giusto tempo. Questo a livello caratteriale, quando ancora il bisogno non è stato riconosciuto e giace sepolto, può portare ad apparente freddezza – reazione opposta per scagionare lo stato di bisogno negato e vulnerabilità – oppure può portare a relazioni con attaccamenti molto forti a livello di dipendenza affettiva, che si attivano in dinamiche di ruoli (l’adulto e il bambino) che possono anche essere proiettati o vissute in prima persona a seconda dell’identificazione con Saturno (l’adulto) o Luna (il bambino richiedente), entrambi facce della medesima medaglia. 

(Leggi qui approfondimento cicli di Saturno)

Il Tema del “vuoto” del “pieno”

  • Aspetti dinamici Luna/Giove 

Giove associato alla luna, simbolicamente ci racconta la nostra innata sensazione di avere risorse o meno per poter “accrescere” qualcosa. Espanderci. Crescere. Scoprire. Sentire fiducia nell’abbondanza dell’esistenza. A seconda di come abbiamo assimilato e percepito il nutrimento primario (fasi di allattamento/nutrimento primi mesi di vita), porteremo dentro di noi, una sensazione di sufficienza o insufficienza delle nostre risorse interiori collegate anche al tema dell’autostima. La luna in aspetto dinamico a Giove presenta degli intoppi in questa fase (a volte per il troppo o troppo poco), in cui i tempi non hanno coinciso con gli effettivi bisogni lunari di assimilazione, e questo se non riconosciuto, potrà da grandi divenire o uno stato alternato di “fame”, intesa come ricerca continua di riempire i vecchi vuoti con “surrogati” (cibo, relazioni, soldi, shopping ecc.) o anche ciclicità o alternanza di emozioni tra il pessimismo e l’ottimismo. (Bisogno/Ansia/Sfiducia/Compulsione).

Andrà integrato da adulti il vero senso dell’imparare a nutrire interiormente quel “buco” rimasto aperto nel bisogno che chiede ancora di essere riparato, colmato diversamente, ma dovrà non chiedere più dal mondo fuori – non solamente – ma ritrovare un senso più profondo dell’appartenenza al proprio essere come vera fonte. Emozioni che da bisognose potranno divenire generative, creative e non dipendenti dalle altalene instabili del mondo fuori. Giove chiede che si espanda anche il senso di un’appartenenza condivisa, supportata da un’autonomia emotiva conquistata che potrà scambiare con gli altri per accrescere, e non più solo orientata alla ferita dell’antico bambino interiore ferito che chiedeva alla madre ciò che non è riuscita a dare. 

Non descrivo qui gli altri aspetti dissonanti perché in questo caso mi riferisco ai miei aspetti lunare del tema autobiografia astrologica.

Luna/Urano rappresenta un primo modello materno instabile, se pur rivoluzionario, incline a cambiamenti improvvisi che dovrà da grande essere riconosciuto nella libertà che si cercherà a livello emozionale e nella para di appartenere di nuovo a qualcuno. Luna/Nettuno rappresenta spesso un grande vuoto e assenza di confini emozionali madre/bambino, madre che può aver fatto sentire confusione e anche sofferenza al piccolo, diversamente da Plutone, qui la sofferenza è più velata, non intessuta col potere e con l’oscuro, ma permeata da una percezione di sacrifcio materno, o delicatezza/assenza della madre.

LA MIA LUNA

La mia Luna in Capricorno, opposta a Saturno, quadrata a Giove e Plutone

Quando studiavo astrologia mi pareva così strano esser sopravvissuta alla Grande Croce – Quadrato che si forma tra i miei pianeti in Segni Cardinali: Capricorno, Ariete, Bilancia, Cancro. Ogni ciclo di Saturno, ogni passaggio di transito – ben impresso l’ultimo passaggio di Plutone in Capricorno – ha riattivato tutto il mio modello e mi ha costretto a lavorarci fin da ragazzina, senza sosta. La mia prima analista mi disse “Solo con una madre così potrai diventare terapeuta e “madre” di altre sofferenze”. Per anni non mi ha consolato per nulla saperlo.

Solo ora, in un altro dei periodi più difficili che mi appresto a vivere e sto già vivendo (Saturno in Ariete di transito riattiverà di nuovo tutto e breve), mi sento che è proprio così. In questa esistenza dovevo proprio imparare a divenire madre di me stessa saltando fuori da quell’antica gabbia, griglia karmica, ferita ancestrale, materno inconsolabile, che fa parte di un passato da perdonare, purificare, lasciare andare e restituire al mondo perché possa generare nuova vita.

Qui altri scritti per chi vorrà .. perché l’astrologia, e tutti i miei percorsi di autocoscienza, sono stati la chiave di volta per aprire tutte le serrature della memoria. Grata di aver imparato a cercare, cercare, e cercare ancora risposte. (Leggi qui “Il sentiero di Anna”, Memorie autobiografiche).

Anna Elisa Albanese

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4 risposte

  1. Cara Anna,
    Ho letto la tua storia e nonostante la mia abbia preso forme diverse, il cuore e’ lo stesso. Io ho Plutone al ASC e Luna al MC. Tutta una vita e tanta ricerca, per capire cosa vivevo. Poi quando ho capito, che quella mano doveva essere lasciata, la voragine. Una linea famigliare di donne, la mia, segnate dall aspetto Luna-Plutone. Dopo di me anche mia figlia con la congiunzione. Se osservo mia madre, perché e’ più semplice che vedere se stessi, e’ come se la donna si trova a vivere nella madre e non in se stessa. Rompendo quella catena, si cade nella voragine, che si e’ voluta evitare vivendo in false immagini. E allora si inizia a cercare, a vagare in quell oscurità ..chi sono io ora che ho lasciato quella mano? Al momento sono in viaggio …alla ricerca di un senso di sicurezza che chissà forse troverò solo quando questa esperienza sarà completamente integrata. Procedo ma e’ rassicurante leggere la tua storia. Grazie di cuore

  2. Ieri mia madre mi ha chiesto: mi hai detto che mi avevi perdonato. Ma cosa mi hai perdonato? In effetti, ho usato una parola che nel suo linguaggio poteva avere un senso giacché non si può perdonare nulla a nessuno. Questo ci mette in una posizione di superiorità che in uno stato di evoluzione non esiste. Esiste solo che ognuno di noi ha il suo bagaglio di ferite e che la personalità si costruisce giorno dopo giorno con quello che si pensa di sapere. Con quello che ci sembra vero per noi. Passiamo la vita a mettere definizioni e cornici, a stati psichici, emotivi e inconsci insondabili. Rimane il mistero più bello della vita. Usciti dal selciato di domanda/ risposta, si comprende che nemmeno il “sapere” o la “comprensione” astrologica ci salva da uno stato innato di co-dipendenza che la società impone come dogma. Voltare le spalle alle radici, non si fa. Eppure le radici se da un lato sono la nostra storia, sono la nostra prigione. Per volare via, sul cammino della nostra individuazione, quelle radici devono dissolversi. Io ho capito che mia madre aveva fatto quello che poteva, con quello che aveva. E io ho risposto con quello che potevo, con quello che avevo. Oggi, la consapevolezza del dolore mi guida. Verso l’indipendenza. E se questo Plutone chiede, chiede forse anche di lasciare andare. Cornici, risposte, aspettative. Io amo mia madre ma quella bambina ha deciso di crescere e di restituire una vita per un’altra. La libertà arriva il giorno in cui capisci che il miracolo della vita è l’entrata nel mondo. Mondo fatto di prove volte a farci capire che quello specchio va rotto. Io guardo con orgoglio il mio sussulto vitale. Che mi ha concesso di arrivare oggi ad essere intera, malgrado i pezzi lasciati delle bufere del dolore. E quando lascia andare quella mano, non è egoismo, è maturità. Sei pronto. Il mondo animale prepara. Il branco allena, e può anche proteggere, ma tu devi sapere cacciare anche da solo. Arrivare a scrivere queste tue righe è un piccolo passo verso l’indipendenza. E certi transiti sono chiari: le radici vanno tagliate. Semplicemente per essere liberi di allontanarsi. ❤️ si sopravvive anche a questo.

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